Fotografia di un di pinto di Fortunato Depero

“Una tonno e cipolla e una patatina media”

Le patatine arrivano subito, per la pizza ci vorrà qualche minuto. Raggiungendola al tavolo immagino già il fondo bruciato e la data di scadenza della mozzarella, d’altro canto se non ha avuto la lungimiranza di mangiare prima di uscire e l’unico locale aperto alle 3:35 è questo non ci si può lamentare.

“Vuoi salse? Per la pizza ci vorranno 10 minuti.” È persa nel telefono a fare chissà cosa e attendo una risposta leggermente più di quello che riterrei opportuno. Tutto d’un tratto il suo viso si illumina e con uno sguardo che oscilla tra i miei occhi e la vaschetta emette un gemito: “Uhhhhh le patatineee, graaaziee❤️. Ma la pizza?” Ha l’aria preoccupata. “In 10 minuti.” Rispondo mentre mi osserva portandosi vicino la vaschetta media.

Cominciamo a chiacchierare, l’argomento varia ma è incentrato su di lei: obbiettivi, sogni, qualche accenno a dei lavori di dubbia moralità… Si sofferma su una nuova passione che a suo dire sarà quella che la definirà e completerà ma ho la forte sensazione che non arriverà alla prossima settimana. Una qualche sorta di danza sui tacchi basata sull’agitare le braccia, apparentemente nasce dalla scena gay degli anni ’80.

Ascoltandola il mio sguardo cade sulla fantasia del muro, non era diversa? Ci penso per un po’ e ricordo le linee storte che la contraddistinguevano. Non mi piace particolarmente il nuovo colore. C’era anche una tv una volta, effettivamente è un po’ che non vengo qui, ricordo che mettevano sempre le sfilate. Il proprietario è pakistano credo o comunque qualcosa di simile, non va contro la loro religione vedere le donne in quel modo? Non ne so abbastanza. Quello che so è che dovrebbero alzare un po’ il riscaldamento e magari mettere della musica di sottofondo.

“JACK!” anche se per una sola parola l’accento tradisce che il richiamo proviene da dietro al banco e non dalla bocca di fronte a me, noto che è piena di patatine.

“Qua! Arrivo.”