Fotografia che ritrae lo scorcio di una ragazza che si sistema i capelli in mezzo alla natura

L’una e l’altra 

Puoi perdere senza sbagliare? Perché va sempre così? In che altro modo potevo gestirla?

In certe situazioni la realtà è che la soluzione è che non c’è soluzione. L’unica cosa sensata è prendere una direzione e seguirla fino a che le grida delle gambe non sovrastano quelle nella testa. 

Per qualche motivo però, in quest’occasione, ero venuto meno al mio stesso consiglio. Ormai lontano dal mio problema la tanto bramata quiete non era stata portata né da dolori alle gambe né da silenzi nella testa. 

Era qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo.

Come appena risvegliato da un profondo sonno mi ritrovai a fissarla nel riflesso davanti ai miei occhi, proprio lì, dove sembrava estendersi la continuazione del cielo stellato che mi sovrastava. 

Rimanendo incantato la mia mano cominciò a protrarsi su quello specchio d’acqua nel tentativo di raggiungerla. Ormai esteso ben oltre la sponda, abbassando gli occhi avrei potuto intravedere la mia figura riflessa ma non mi importava, quella copia avrebbe solo potuto ammirare inerme il mio sguardo nei confronti di quell’inspiegabile bellezza che aveva deciso di protrarsi di fronte a me. 

Ancora un ultimo sforzo. 

Spingendo le mie dita oltre la loro naturale lunghezza stavo per sfiorarla. Anticipando la sua sensazione al tatto mi sembrava di intravedere la soluzione a qualsiasi problema mi avesse mai afflitto, in quel momento tutto era possibile, tutto sarebbe stato a portata di mano. Ancora poco e… 

“Pluff.”

Non era per nulla come l’avevo immaginata. Era liquida, era sfuggente, era lei? Mentre la sua immagine spariva dietro la mia mano quest’ultima cominciava ad essere inghiottita. 

Come avevo potuto perderla di vista? Avevo forse sbagliato? No, non era più possibile, doveva per forza essere oltre, se con quello sforzo ero quasi riuscito a toccarla allora qualsiasi altro sacrificio sarebbe valso il prezzo per poterla stringere.

Questi i miei pensieri mentre inconsciamente seguivo già il mio tesoro. Schiavo di una bellezza ben oltre qualsiasi logica o descrizione, trascinando per un’ultima volta il mio corpo, ormai completamente avvolto nel suo abbraccio.