Elefanti Bianchi

Il polacco mi ha detto che qua vicino ci sono, non credevo esistessero veramente. Una volta avevo letto qualcosa a riguardo, per qualche motivo l’immagine mi è rimasta nella mente.
Ogni tanto ci ripenso.

“Teacoffee?”

La richiesta interrompe la mia fantasia. Sotto il tendone non batte il sole ma fa comunque caldo, non ho tanta voglia di caffè.
Tra me e me penso che forse è ancora un po’ presto ma voltandomi noto uno sguardo di approvazione, chiedo due arrack con ghiaccio.

Il sapore è leggero, man mano che il ghiaccio si scioglie diventa sempre più facile da bere, concentrandosi si arriva anche a sentire il cocco da cui deriva. Non lo sceglierei da altre parti ma per qualche motivo in questo momento ha senso. Ancora una volta il mio pensiero viene interrotto.
Usando il bicchiere gelato per rinfrescarsi mi interpella sul mio modo di vivere e di reagire alle situazioni, mi parla del pensare, di come possa risultare pesante e di come a lungo andare diventi un ostacolo per la vita reale. I toni della conversazione si alzano senza apparente motivo. Non è quello che cerco.

-Un’altra volta-

Prendiamo due Lion, voleva provarla anche se dovrebbe conoscerla. Non è sicuramente la birra migliore che abbia mai bevuto ma in questo momento ha senso. Provo a continuare il mio pensiero a voce alta ma ho meno da dire, non ho nulla da dire. Mi ritrovo a fissare le rotaie e dove portano senza nulla per la mente.

Rivedo le onde contro le quali qualche giorno prima mi scontravo, erano molto più grandi di me, mi trasportavano e mi facevano fare le capriole. Alcuni impatti mi hanno anche fatto un po’ male. Alzo lo sguardo.

“Hai voglia di parlarmi degli elefanti bianchi?”